NAMI per il restauro delle opere d’ arte e monumenti

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È risaputo che i fenomeni di degrado che affliggono il patrimonio culturale, come la deposizione di sostanze organiche, la formazione di crosta nera e la cristallizzazione di sali minerali, possono essere affrontati con biotecnologie basate su differenti culture di batteri utili. Per rimuovere croste di nitrato da materiali lapidei sono stati usati diversi gruppi di batteri aerobici nitrato-riduttori e anaerobici facoltativi. La bio-pulizia ( cioè la trasformazione delle sostanze organiche composte in semplici elementi ) è essenziale al fine di adottare metodi di bio-restauro per la conservazione di elementi di importanza storica e culturale. L’utilizzo di microrganismi utili è già adottato per esempio sulle sculture di materiali lapidei, i quali essendo porosi per natura ed esposti spesso alle intemperie, sono il luogo ideale per le colonie di microrganismi. Il primo biorestauro italiano è stato svolto a Pisa nel 2004 e oggi, a poco più di 10 anni di distanza, l’elenco delle opere d’arte “restaurate dai batteri” conta almeno un centinaio di voci, tra cui spiccano la Pietà Rondanini di Michelangelo e i dipinti della Galleria Farnese, a Roma. Oltre che per “ripulire” superfici artistiche, i batteri possono essere utilizzati anche per fortificare le opere in pietra, un’attività chiamata biorisanamento. Circa 30 anni fa, infatti, alcuni scienziati osservarono l’esistenza di batteri in grado di produrre autonomamente dei minerali, come i cristalli di carbonato di calcio (calcite). La calcite prodotta dai batteri (detta biocalcite) non è solo compatibile con la roccia originaria, ma appare più resistente rispetto a quella prodotta con i metodi tradizionali e capace di integrarsi meglio con il substrato. La prima applicazione del bioconsolidamento risale al 1999 quando un ceppo di batteri venne spruzzato sulla torre della Chiesa di Saint Medard a Thouars, in Francia, su una superficie di circa 50 metri quadri, producendo uno strato superficiale di calcite che ha consolidato la torre ed è rimasto stabile per almeno tre anni. L’inquinamento e il conseguente sporco che nel tempo si deposita sui monumenti delle nostre città potranno essere eliminati grazie ai batteri. L’ Enea ha sperimentato la “biopulitura” operata grazie a alcuni ceppi specifici di batteri. Questi ultimi sono stati scelti per rimuovere lo sporco da materiali di vario tipo, dalla carta ai marmi fino ai dipinti murali, dai quali sono capaci di togliere colle, caseina, cere e resine, gesso, carbonati e inquinanti ambientali. Nel mondo dei microrganismi infatti l’ENEA cerca la soluzione per sostituire i prodotti tossici con altri ad azione selettiva “non aggressivi nei confronti delle opere d’arte, innocui per la salute degli operatori, compatibili con l’ambiente ed economici”. Si tratta di tecniche già applicate lo scorso novembre dall’Agenzia per il ripristino dei dipinti murali delle logge di Casina Farnese, nel sito archeologico del Colle Palatino a Roma. La biopulitura è stata effettuata utilizzando batteri non patogeni e asporigeni, ovvero che non producono forme latenti di sopravvivenza, come le spore. I loro risultati: “I risultati conseguiti sui dipinti murali della Casina Farnese dimostrano che è possibile pulire selettivamente diversi livelli di depositi applicando in successione differenti microrganismi, secondo la specifica capacità metabolica richiesta. In questo modo sono stati disvelati strati pittorici sottostanti e interventi di restauro passati. La procedura non pone condizioni operative restrittive, è priva di prodotti tossici e quindi è sicura per gli operatori, le opere d’arte e l’ambiente.”

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