L’ HUMUS come punto di arrivo del terreno o piuttosto come punto di partenza ?

L’ HUMUS come punto di arrivo del terreno o piuttosto come punto di partenza ?

LA STRUTTURA DEL TERRENO Abbiamo sempre visto l’ Humus, che chiamiamo anche sostanza organica, come la sostanza che fa crescere bene le piante e quindi che ci da da mangiare. Come capita spesso le cose non sono come appaiono, ma sono come serve che siano. Provate a pensare all’ humus come la struttura del sistema terreno, quindi non cibo lui stesso, ma pilastro portante e regolatore delle funzioni. Con questa nuova visione possiamo comprendere come sia importante per la biodiversità avere una struttura che oltre a trattenere regoli la cessione di quanto serve, quando serve e dove serve. l’humificazione può essere considerata a tutti gli effetti come una sorta di deviazione laterale di parte (una piccola parte) della sostanza organica dal ciclo propriamente detto del carbonio: parte della sostanza organica ex-vivente, dopo aver subito un primo step di parziale mineralizzazione, con la conseguente liberazione di piccole molecole organiche solubili e di ioni minerali inorganici, subisce una riorganizzazione in qualcosa di diverso e tutt’altro che elementare.  Artefici di questa trasformazione, agita per lo più sotto catalisi enzimatica, sono alcune classi dei cosiddetti organismi decompositori, quali funghi, batteri ed attinomiceti, tutti organismi attivi in particolare negli strati superiori e più aerati del terreno, in condizioni di pH neutro o debolmente basico. L’humus propriamente detto non rappresenta quindi l’unico punto di arrivo dei processi di degradazione ossidativa delle sostanze organiche nel terreno: il primo step di questa trasformazione infatti è in grado di “decomporre” (in questo caso in modo propriamente detto) i tessuti viventi nei loro singoli componenti, appartenenti alle rispettivi classi chimiche (es. carboidrati, proteine, lipidi, acidi nucleici, ecc). Queste molecole vengono così restituite al terreno andando a costituire quella che gli agronomi definiscono “sostanza organica non umica” e divenendo disponibili per l’assorbimento e la metabolizzazione anche da parte dei microrganismi “meno fantasiosi”, quelli per intenderci più opportunisti e qualunquisti, che catabolizzano le molecole organiche più semplici portando il carbonio fino alla sua forma completamente ossidata, corrispondente all’anidride carbonica, che viene quindi liberata come sottoprodotto finale.   PROPRIETA’ DELL’HUMUS NEL TERRENO Nonostante gli ampi margini di variabilità strutturale dei quali può godere, l’humus del terreno presenta delle qualità chimico-fisiche ricorrenti che, in ultima analisi, si possono riportare a delle sue ricorrenze strutturali tipiche. Le proprietà e le capacità di interesse agronomico espresse dalle sostanze umiche si riassumono: 
  • Proprietà colloidali (rispetto ad un solvente acquoso), Assorbimento e trattenimento dell’acqua, Scambio ionico (in particolare cationico), Chelazione di metalli, Tamponamento del pH, Proprietà redox.
Diverse di queste proprietà possono essere viste, in un contesto ecologico, come una sorta di volano in grado da un lato di tamponare situazioni puntuali ed istantanee relative a concentrazioni anomalmente elevate di sostanze in forma solubile (es. cationi metallici, acidi e basi libere, ossidanti, la stessa acqua di irrigazione o meteorica), dall’altra di restituire queste stesse sostanze in modo graduale ed equilibrato quando l’ambiente circostante dovesse impoverirsene.  E’ in questo contesto che è valida l’affermazione comune secondo la quale l’humus costituisce una riserva di nutrienti per le piante, ed anche per gli altri organismi del suolo: in realtà non sono le sostanze humiche stesse a costituire il nutrimento per la maggior parte degli organismi, bensì ciò che esse sono in grado di trattenere nei momenti di abbondanza (o addirittura di pericoloso eccesso) e di rilasciare nei momenti di carenza. Dietro a questo comportamento, ovviamente, non ci cela nessun intento etico da parte della sostanza: si tratta semplicemente del rispetto dei principi chimico-fisici degli equilibri chimici, quelli per i quali Le Chatellier già nel 1884 affermava nel suo celebre principio “ogni sistema tende a reagire ad una modifica impostagli dall’esterno minimizzandone gli effetti.”

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